Dopo aver ottenuto lo scorso anno il premio internazionale alla carriera per lo “straordinario contributo alla ricerca nel campo della nefrologia” conferito dalla prestigiosa European Renal association-European Dialysis and Transplant Association, Paola Romagnani, ordinario di Nefrologia dell’Università di Firenze e responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Nefrologia e Dialisi dell’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer, ha vinto un Advanced Grant dell’European Research Council (ERC). 

Paola Romagnani

I grant ERC sono la forma più ambita di finanziamento europeo in ambito scientifico e vengono attribuiti a ricercatori leader nel loro campo a livello internazionale per realizzare idee innovative. Per la ricercatrice fiorentina si tratta della terza vittoria dopo uno starting grant nel 2008 e un consolidator grant nel 2015, finanziamenti sempre finalizzati allo sviluppo di cure per combattere le malattie renali.

Il successo della Romagnani nelle tre categorie rappresenta un evento del tutto eccezionale in Europa. Il progetto quinquennale di Romagnani – denominato SIMPOSION, acronimo di Sexual dimorphIsM in renal PrOgenitors to explain gender- Specificity In kidney physiOlogy aNd diseases – ha ricevuto un finanziamento pari a 2 milioni e 300mila euro.

“Con questo nuovo finanziamento mi dedicherò, assieme alla mia unità di ricerca, a un progetto finalizzato a capire perché moltissime malattie renali hanno una frequenza diversa negli uomini e nelle donne – spiega Romagnani – In particolare, le malattie renali in generale progrediscono più rapidamente verso l’insufficienza renale negli uomini, mentre le donne in età fertile sono più protette, anche se possono sviluppare nel corso della gravidanza la pre-eclampsia, complicanza frequente nella quale il rene ha un ruolo centrale. Inoltre, i tumori renali sono più frequenti negli uomini. La ragione di queste diverse frequenze è ad oggi sconosciuta e ciò ostacola in molti casi lo sviluppo di terapie appropriate che tengano conto delle differenze di genere”. “Crediamo di aver capito perché questo accade – conclude – e abbiamo proposto all’ERC un progetto di ricerca finalizzato a verificare la nostra ipotesi, che evidentemente ha convinto la commissione”.

Tra gli studi che portano il suo nome e che hanno riscosso l’attenzione della comunità scientifica internazionale, uno ha ottenuto la copertina della prestigiosa rivista scientifica Science Translational Medicine. L’articolo, per la prima volta al mondo, dimostra che il tumore renale origina da cellule staminali “impazzite” a seguito di un danno renale acuto, suggerendo nuove strategie per la prevenzione e la terapia dei tumori renali. Lo studio è stato condotto da un team di ricercatori del Meyer, Università degli Studi di Firenze e Careggi e finanziato dall’Associazione italiana per la ricerca sul Cancro e dall’European Research Council.

Con 330 mila nuove diagnosi ogni anno, il tumore al rene è tra i dieci più frequenti nel mondo occidentale, il settimo in Europa, dove ogni anno i nuovi casi sono oltre 100 mila. Le cause del tumore renale sono poco conosciute. Fattori di rischio noti sono il fumo, l’obesità e alcune sostanze tossiche, ma la maggior parte dei casi insorgono senza un chiaro fattore di rischio.

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