Facciamo ordine, ma attenzione alle insidie

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Facciamo ordine con Marie Kondo: in molti seguono religiosamente su Netflix il programma ispirato al libro Il magico potere del riordino. La giapponese Marie Kondo, autrice appunto del best-seller mondiale, illustra tecniche, metodi e vantaggi del fare ordine buttando via quanto sia diventato inutile nel corso degli anni: “Essere disordinati non è un fattore ereditario e non ha nulla a che vedere con la mancanza di tempo. Invece è il risultato dell’accumulo di numerose convinzioni errate sul riordino – finora associate al buonsenso – come: «Le stanze devono essere riordinate seguendo un ordine specifico», «Se riordino tutto in una volta, di sicuro subirò l’effetto boomerang, perciò riordinerò un po’ alla volta ogni giorno», oppure «Per riporre gli oggetti bisogna seguire un piano preciso»”. 

Marie Kondo

Il concetto alla base del metodo è semplice: “Per prima cosa, buttate ciò che non serve; poi, riordinate tutto in una volta, in modo definitivo e senza tralasciare nulla” (fonte: Macrolibrarsi). Il magico potere del riordino del titolo del libro consiste nel senso di benessere psicofisico che deriva dall’aver sperimentato almeno una volta l’ordine perfetto, che rappresenta anche un punto di partenza per un nuovo, benefico stile di vita: non è un caso che in Giappone, ricorda la scrittrice stessa, fare le pulizie di casa sia considerato un portafortuna.

Quindi fare ordine e liberarsi delle vecchie cose costituirebbero la strada per star bene, soprattutto nella nostra società super-consumista. Addirittura esiste un nome complicato per il disturbo da accumulo: disposofobia. Un tempo considerato manifestazione secondaria di altri disturbi come il disturbo ossessivo-compulsivo o il disturbo da personalità ossessivo-compulsiva, il disturbo da accumulo oggi è diventato categoria completamente a sé stante nel DSM-5, il manuale ufficiale dei disordini mentali della American Psychiatric Association. 

Purtroppo però, il disturbo ossessivo-compulsivo è qualcosa di molto subdolo e complesso, pieno di sfaccettature anche apparentemente contraddittorie, in grado di distorcere comportamenti considerati “normali” e sani e trasformarli in fissazioni distorte. Insomma, fare le pulizie di primavera e liberarsi una volta per tutte delle cose in eccesso può sicuramente essere positivo, ma solo entro certi limiti: come del resto tutto nella vita, se portato a un livello di esagerazione è dannoso e può essere parte di una tipologia secondaria dei disturbi ossessivo-compulsivi denominata in gergo spartanismo ossessivo compulsivo o sindrome del riordino compulsivo. È questo l’allarme lanciato da Jemima Sonorryan, esperta di OCD e disordini mentali per la piattaforma statunitense di giornalismo partecipativo Medium.com. Nell’interessante articolo sul minimalismo come stile di vita, Sonorryan evidenzia le domande da porsi per capire la differenza fra un metodo positivo e salutare di fare ordine e qualcosa di diverso:

  1. Provi senso di colpa o paura al pensiero di quante cose possiedi?
  2. Il gesto di buttar via qualcosa ti provoca una scarica di sollievo esagerata?
  3. Se qualcuno ti offre più oggetti in regalo o ti restituisce qualcosa che avevi gettato, provi una sensazione estrema di ansia?
  4. I cicli ripetuti di “repulisti” ti portano a gettar via cose sbagliate e doverle riacquistare al punto di influire negativamente sul tuo portafogli?
  5. Ti capita spesso di sentire l’esigenza di gettare intere categorie di oggetti perché ti sembrano in qualche modo contaminati o errati (ad esempio perché sporchi, immorali, non della giusta marca, con colore o forma sbagliati, associati a qualcosa di negativo ecc.)? 
  6. Familiari, amici e conoscenti fanno spesso commenti sulla quantità di cose che butti via? 
  7. Ti passano spesso per la testa immagini o sensazioni indesiderate relative a situazioni di disordine?
  8. Hai la sensazione che se solo riuscissi a raggiungere la selezione perfetta di oggetti da conservare potresti finalmente rilassarti, ma non arrivi mai a trovare la giusta selezione?
  9. Ti trovi spesso a pensare in maniera eccessiva a quanto sia negativo avere “troppo”, ad esempio pensieri come “La gente mi considererà avido se compro troppi libri” oppure “Il partner mi lascerà se metto troppe attrezzature in cucina”? 
  10. Quando vivi momenti di ansia, ti viene spontaneo buttar via qualcosa per star meglio?
  11. Ti sembra di trascorrere troppo tempo a fare liste, inventari, controlli di ciò che possiedi?
  12. Ti capita spesso di buttar via qualcosa per pentirtene subito dopo al punto di doverla riacquistare?
  13. Tu o qualcun altro in famiglia avete già avuto una diagnosi relativa ad ansia, depressione, disturbo ossessivo compulsivo, o altri disagi di salute mentale?

Soprattutto l’ultima domanda è importante, sottolinea la blogger, ma allo stesso tempo è indispensabile mantenere una posizione di equilibrio. Se da un lato sbaglia chi demonizza l’abitudine a conservare ricordi od oggetti, sbaglierebbe anche chi pensasse che il minimalismo sia inevitabilmente un segnale di allarme. L’obiettivo del minimalismo consiste nel ridurre lo stress e nell’indurre la persona a smettere di pensare solo ai propri beni materiali. Si tratta insomma di un percorso verso il benessere. Se al contrario si trasforma in uno strumento di fissazione e ossessione, qualcosa non sta funzionando. Come per qualunque cosa che va fuori controllo, potrebbe diventare allora necessario rivolgersi al medico.

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