Intervista al dott. Carmelo Barbaccia Otorinolaringoiatra e chirurgo Testa e Collo, American Hospital Dubai (UAE)

“Se l’orecchio potesse parlare”! (cit. Stanislaw Jerzy Lec).

Un’eccessiva esposizione a suoni forti come la musica ascoltata in cuffia è un rischio per l’udito. Ad affermarlo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Udito che si celebra in tutto il mondo il 3 marzo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità OMS dopo un’indagine condotta in collaborazione con l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) dalla quale è emerso che oltre un miliardo di giovani, di età compresa tra i 12-35 anni, rischia di perdere l’udito a causa dell’esposizione a suoni forti come la musica ascoltata tramite lo smartphone. Problemi all’udito causati dalla musica ad alto volume non hanno risparmiato alcune celebrità come il chitarrista blues Eric Clapton colpito da acufeni e il suo collega, Peter Townsend storico chitarrista del gruppo rock The Who, che nel 2006 inviò alla “generazione iPod” il messaggio“Abbassate il volume o rischiate di diventare sordi come me”

Seguire qualche accorgimento per il benessere di uno dei cinque sensi non basta. I problemi e la perdita dell’udito sono legati all’età – una persona su tre con più di 65 anni d’età, per un totale di 165 milioni nel mondo, vive con una perdita dell’udito – e anche alle infezioni dell’orecchio, queste ultime colpiscono soprattutto i bambini  sotto i 15 anni. 

I disturbi dell’udito o ipoacusie e i deficit della funzione uditiva possono variare non solo nella tipologia, ma anche in origine e intensità. Le cause sono diverse e possono essere fortemente invalidanti. 

Per saperne di più e per capire quanto è importante la prevenzione e non sottovalutare i sintomi, abbiamo intervistato il dott Carmelo Barbaccia Otorinolaringoiatra e chirurgo testa e collo all’American Hospital di Dubai.

Dr. Carmelo Barbaccia

Cosa si intende per disturbi dell’udito o ipoacusie e i deficit della funzione uditiva? 

Ipoacusia o deficit della funzione uditiva sono sinonimi ed indicano un indebolimento dell’udito che può essere omolaterale o bilaterale, congenito, cioè fin dalla nascita, o acquisito in seguito per molteplici ragioni. 

Di sicuro l’esposizione a forti rumori per lungo tempo e’ riconosciuta come un importante fattore responsabile della sordità. 

I disturbi dell’udito o ipoacusie sono classificati in quattro livelli sonori ed ogni grado implica un diverso tipo di approccio medico e sociale. Può spiegare i livelli e quali sono quelli considerati invalidanti?

I livelli sono legati al grado di perdita uditiva che si misura con un esame audiometrico che traccia questi livelli su un audiogramma al fine di determinare il grado della ipoacusia. La perdita uditiva può essere: lieve (deficit acustico da 20 a 40 dB); moderata (deficit acustico da 40 a 60 dB) dove il paziente può avere difficoltà a seguire il discorso senza utilizzare un apparecchio acustico; severo (deficit acustico da 60 a 80 dB) che comporta un serio problema di integrazione sociale ed è necessaria una protesizzazione acustica e a seconda dell’età anche ad una rieducazione logopedica; infine quella profonda (deficit acustico oltre 80 dB) che comporta gravi conseguenze nella vita di relazione, con la necessità relativamente all’età del paziente di ricorrere, dove una protesizzazione tradizionale non fosse sufficiente, ad un intervento chirurgico di impianto cocleare, con tutto il successivo iter riabilitativo.

Quali sono le principali cause? Chi sono i soggetti maggiormente a rischio? 

Possiamo dividere le sordità in congenite, alla nascita ed acquisite in seguito. Quelle congenite, che spesso sono familiari, vanno riconosciute il più presto possibile e correte per evitare un ritardo nell’apprendimento del linguaggio. Le cause dei disturbi dell’udito possono essere infettive (virali e batteriche), da traumi acustici, per l’uso di farmaci ototossici, come alcuni antibiotici.  I soggetti maggiormente a rischio sono persone esposte in maniera continuativa al rumore, coloro che svolgono un lavoro in un ambiente rumoroso, quelli che ascoltano la musica ad alto volume. 

Quali sono i campanelli d’allarme da non sottovalutare? E quando sottoporsi ad una visita di controllo?

Al primo improvviso calo dell’udito si consiglia un controllo immediato dallo specialistapoiché potrebbe essere un danno neurosensoriale che se non curato tempestivamente potrebbe perdurare per sempre. 

Sulla base della recente indagine condotta dall’OMS in collaborazione con l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni (ITU) anche giovani sono soggetti a rischio di perdere la funzionalità uditiva. Il Direttore Generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha dichiarato che “abbiamo il know-how tecnologico per prevenire la perdita dell’udito, non dovrebbe accadere che tanti giovani continuino a danneggiarlo mentre ascoltano la musica. Dovrebbero capire che una volta perso, l’udito non tornerà più”. 

Dott. Barbaccia, l’udito una volta perso non tornerà più? 

Ci sono due differenti tipi di deficit della funzione uditiva: difetti di conduzione e neurosensoriali. I primi sono quasi sempre risolvibili con trattamento medico e/o chirurgico. I secondi, neurosensoriali, sfortunatamente non possono essere recuperati e una protesizzazione acustica è l’unica possibilità di aiuto, a meno che la perdita non sia totale. Purtroppo la maggior parte di queste sono causate dal forte rumore, come appunto l’alto volume in cuffia. 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità in occasione della Giornata Mondiale ricorda l’importanza della prevenzione e della diagnosi precoce.

In che modo fare prevenzione?

Seguire comportamenti corretti e attenti come non esporsi a fonti di rumore, seguire le indicazioni di protezionistica del lavoro e fare attenzione alle automedicazioni. Alcuni farmaci possono causare sordità, acufeni (rumori all’orecchio) e anche vertigini. 

Dalla prevenzione alla cura. Sulla base dell’origine e dell’intensità, come i deficit della funzione uditiva possono essere curati? 

Dipende dal tipo di deficit. Quelli di trasmissione interessano il condotto uditivo esterno, la membrana timpanica e quello che chiamiamo orecchio medio con i tre ossicini, martello, incudine e staffa. In questo caso sia le cure mediche e qualche volta piccoli interventi chirurgici hanno una grande percentuale di successo. Quelli neurosensoriali molto spesso sono irreversibili e occorre una protesizzazione acustica. 

Quando si ricorre all’intervento chirurgico? 

Nel caso dei difetti di trasmissione come otiti croniche, spesso più frequenti nei bambini, quando indicato, la rimozione delle adenoidi e l’applicazione temporanea di drenaggi auricolari nella membrana timpanica, risolvono immediatamente la perdita uditiva. Negli adulti e’ più frequente l’otosclerosi, patologia che interessa i piccoli ossicini dell’orecchio medio, in questo caso si risolve con un intervento dove al posto del piccolo osso viene impiantata una protesi.

Quali sono le tecniche, gli ausili e gli apparecchi oggi maggiormente utilizzati per risolvere i problemi legati ai disturbi dell’udito?

Grazie ai progressi della tecnologia sul mercato ci sono una varietà di apparecchi acustici di ottime qualità con diverse indicazioni. Da quelli visibili esterni al condotto uditivo a quelli non visibili dentro il condotto. Chiaramente e bene affidarsi a compagnie che garantiscano un continuo follow up, controllo e manutenzione della protesi.

La funzione uditiva svolge un ruolo importante per tutto l’arco della vita e quando questa viene meno occorre agire immediatamente, per evitare delle conseguenze dal punto di vista sociale. I problemi dell’udito infatti, rendono difficile comunicare e possono così favorire una ridotta qualità della vita, l’isolamento, una scarsa autostima, insicurezza e depressione della persona colpita dalla patologia. 

C’è chi, per vergogna, fa fatica ad accettare di indossare un apparecchio acustico, ma non utilizzarlo significa esporsi ad un forte disagio sociale e mettere a rischio la salute.

Dott. Barbaccia, il calo dell’udito se trascurato può dare origine a quali patologie? È vero che chi ha una perdita uditiva  intorno ai 60/65 anni ha rischio maggiore di sviluppare demenza nel corso degli anni?

Il collegamento tra deficit uditivo e demenza non e’ del tutto chiaro, ma sicuramente la mancanza di stimoli sensoriali quali l’udito e la vista, concorrono ad auto isolamento. Il calo dell’udito se trascurato nell’infanzia può portare ad un rallentamento dell’apprendimento e della parola. In questo caso e’ importante intervenire tempestivamente. In età adulta se l’ipoacusia viene trascurata può portare ad una difficile comunicazione con conseguenze sulla qualità della vita. La solitudine e l’isolamento sociale sono i problemi più comuni, soprattutto per le persone anziane, che sfortunatamente non fanno che aggravare il disturbo della perdita dell’udito.

Quali sono i suoi consigli?  

Per i più piccoli fare attenzione che alla nascita superino lo screening uditivo.Stare lontano dalle fonti di rumore e se si lavora in ambienti rumorosi utilizzare le protezioni acustiche. Mai trascurare un deficit uditivo improvviso.

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