Che il miele sia un toccasana per qualunque male di stagione lo sapevano già le nonne. Dalla tosse al mal di pancia, dalle bruciature alle ferite ostinate, un cucchiaino di miele da mandar giù o da spalmare localmente era la soluzione per tutto. 

Questa credenza ha un solido fondamento scientifico. Come illustrato in The Nature and Composition of Honey e in innumerevoli altri articoli e studi pubblicati da Peter Molan, professore di biochimica nonché fondatore e direttore della Honey Research Unit della University of Waikato in Nuova Zelanda, sono diversi i fattori che determinano la capacità antibatterica del miele: 

  • contenuto di zuccheri, grado di acidità ed effetto osmotico che impediscono la proliferazione dei batteri; 
  • presenza di proteine e peptidi della pappa reale con effetto antibiotico;
  • soprattutto, percentuale di perossido di idrogeno (acqua ossigenata, il disinfettante per eccellenza).

Esiste una varietà di miele, però, più potente di tutti gli altri: è il miele di Manuka, derivato dalla pianta di Leptospermum scoparium che cresce spontaneamente in Nuova Zelanda: Manuka è infatti il termine maori usato per indicare l’albero dai tipici fiori bianchi. 

Questo miele è caratterizzato dalla attività non perossidica, cioè la capacità unica di mantenere il proprio potere antibatterico anche aggiungendo la catalasi, l’enzima che distrugge il perossido di idrogeno. L’attività non perossidica dipende dalla presenza dei cosiddetti marcatori essenziali: l’azione congiunta di queste sostanze, esclusive del miele di Manuka, è tale che, in base alla loro quantità e proporzione, diventa possibile etichettare il miele come terapeutico. Agli studi del professor Molan se ne sono aggiunti molti altri nel tempo, in gran parte raccolti nella pubblicazione Therapeutic Manuka Honey: No Longer So Alternative (Frontiers of Microbiology).

Il documento evidenzia in particolare gli svariati campi di applicazione ed efficacia del miele di Manuka:

  • Infezioni cutanee anche croniche, incluse quelle dovute a funghi e soprattutto al temuto stafilococco aureo resistente a meticillina (SARM), ulcere diabetiche, ustioni, ferite, anche in presenza di biofilm
  • Infezioni gastrointestinali, reflusso esofageo, gastrite, ulcera peptica, dovute sia a candidiasi che a H. pylori
  • Psoriasi, rosacea, acne, eczemi
  • Tosse, raffreddore, influenza, mal di  gola e affezioni del cavo oro-faringeo e delle mucose
  • Miglioramento complessivo della funzionalità del sistema immunitario, poiché distrugge i batteri nocivi presenti nel tratto gastrointestinale

Sono inoltre in corso studi, che richiedono ulteriori approfondimenti, sulla possibilità di controllare la crescita delle cellule cancerose e delle metastasi e di alleviare gli effetti collaterali indotti da radio- e chemio-terapia. 

A seguito della pubblicazione e condivisione di questa e altre ricerche analoghe, come prevedibile il miele di Manuka ha vissuto e sta tutt’ora vivendo un boom a livello mondiale, con esportazione di piante di Leptospermum scoparium anche in zone non idonee alla produzione. Nel tentativo di regolamentare la situazione ed evitare abusi e false promesse al pubblico, negli anni sono stati proposti criteri di classificazione via via scartati o approvati ufficialmente anche a livello governativo, a partire dalla Nuova Zelanda. A prescindere dai prodotti specifici per l’uso clinico e ospedaliero, che seguono canali di distribuzione dedicati, è oramai possibile reperire vasetti di miele di Manuka presso molte farmacie e parafarmacie. Per orientarsi fra gli scaffali, è necessario saper distinguere gli standard riconosciuti per la definizione di purezza, qualità e grado terapeutico:

  • UMF® (Unique Manuka Factor®): è il marchio registrato dalla UMF Honey Association e attualmente considerato lo standard internazionale principale. Il valore UMF rappresenta il contenuto complessivo di tre dei marcatori chiave precedentemente citati (metilgliossale, idrossimetilfluoruro e leptosina), e deve essere rigorosamente riportato sull’etichetta.
  • MGS™ (Molan Gold Standard™): è il marchio registrato definito dallo stesso professor Molan, che misura in modo standardizzato e riconosciuto a livello internazionale il contenuto dei marcatori metilgliossale, idrossimetilfluoruro, DHA e tutina, presenti solo in alcune varietà di miele di Manuka specifiche della Nuova Zelanda. Ogni vasetto di miele di Manuka certificato MGS contiene sul retro un numero di serie che consente di rintracciare i vari alveari di produzione in Nuova Zelanda.
  • MGO™: è la classificazione, per alcuni meno completa ma comunque presente in qualche marchio storico di miele, basata sul contenuto in mg del solo metilgliossale (MGO) per kg di miele. 

I numeri che quantificano UMF e Molan Gold Standard sono equiparabili. La classificazione del miele di Manuka in base ai tre standard è la seguente:

Nella pratica quindi, in che modo è opportuno utilizzare il miele di Manuka per trarne il massimo beneficio? Come suggerisce nella pagina Web www.myersdetox.com la nutrizionista diagnostico-funzionale statunitense Wendy Meyers, autrice di un seguitissimo canale YouTube, è possibile assumere il miele di Manuka per via orale o applicarlo localmente, secondo i dosaggi di seguito raccomandati. 

PER VIA ORALE:

  • 1-2 cucchiaini al giorno di miele UMF 10+ per rinforzare il sistema immunitario in generale
  • 1-3 cucchiaini al giorno di miele UMF da 15+ a 25+ per affezioni dell’apparato digerente e del sistema respiratorio

APPLICAZIONE TOPICA:

  • Ferite e ustioni: miele UMF 20+ o superiore applicato abbondantemente ogni 12 ore coprendo con garza sterile asciutta e opportuno bendaggio.
  • Rosacea, eczemi, psoriasi o acne: miele UMF 15+ o superiore applicato sulla zona interessata, in seguito adeguatamente bendata, lasciando agire per un’ora al giorno (Nota: il miele può risultare irritante sulle pelli delicate).

È dunque possibile concludere che, a meno di particolari condizioni quali allergie o diabete, il miele di Manuka è davvero un toccasana. Essendo molto potente (oltre che costoso), non è necessario eccedere nel grado terapeutico per ottenere i risultati desiderati. Un unico accorgimento: non lasciarlo sciogliere nelle bevande calde quali tè, camomilla o latte, come verrebbe spontaneo fare con qualunque altro miele, soprattutto in caso di tosse o raffreddore: il calore riduce o azzera l’attività non perossidica dei suoi componenti. È meglio assumerlo in forma di cucchiaini o, in alternativa, spalmato sul pane: ha un sapore molto caratteristico, dolce e pungente, tipico dei mieli più scuri.

Articolo di Marilena Falcone pubblicato su Health online. 

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